La figura di Gesù potrebbe essere stata così

Impossibile descrivere in modo soddisfacente quello che le Scritture definiscono “il più bello tra i figli dell’uomo”, ma alcune informazioni possono aiutarci

La figura di Gesù potrebbe essere stata così

Richard Kane – Fotolia.com

Fin dai primi tempi dell’era cristiana, gli uomini si sono sforzati di immaginare come possa essere stata la figura umana di Nostro Signore Gesù Cristo: il suo portamento, il suo modo di camminare, la sua fisionomia, il suo sguardo, la sua voce.

Nel corso di venti secoli di cristianesimo si è cercato di rappresentarlo in varie forme, ma nessuna di queste può essere considerata quella originale. Ai tempi di Gesù non era permesso eseguire ritratti dipinti o scolpiti. La legge mosaica lo proibiva, per evitare l’idolatria, e anche i Vangeli non rivelano nulla sulla sua figura.

Una figura modellata dall’arte e dalla mistica

L’immagine che abbiamo oggi di Gesù proviene dall’immaginazione più o meno ispirata degli artisti che lo hanno rappresentato nelle scene più varie della sua esistenza: nella grotta di Betlemme, mentre predicava in città e villaggi, mentre curava o espelleva demoni, mentre placava la tempesta, trasfigurato sul Tabor, flagellato nel Pretorio da Pilato, inchiodato alla croce, risorto, mentre saliva in cielo.

L’arte e la letteratura ora sottolineano la sua dolcezza, ora lo mostrano in momenti di preghiera o di dolore. Il Signore Gesù è una tale fonte di meraviglie che è impossibile ricostruire in modo soddisfacente la sua figura umana. Alcuni mistici ci hanno trasmesso anche quello che hanno visto stando in contemplazione. I loro resoconti non sono tuttavia sufficienti per descrivere Qualcuno che, dotato di tutte le qualità umane, era inconcepibilmente bello. Le folle lo seguivano, la sua capacità di attrazione era schiacciante. Il salmista lo descrive come “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 44, 3). Considerazioni come queste ci portano a immaginare e ad ammirare la figura divina del Figlio di Dio fatto uomo.

Pio esercizio di immaginazione

Facciamo un pio esercizio d’immaginazione, basato sugli elementi che ci offrono la storia, la pietà e i Vangeli. Nostro Signore si vestiva in modo simile a tutti i suoi compatrioti, senza ostentazione ma anche senza trascuratezza, e mai con l’affettazione dei farisei.

Portava una tunica fatta da sua Madre, con una semplice cintura alla vita, e un mantello ornato da nappe alle estremità, come prescriveva il Deuteronomio (cfr. Dt 22, 12). Ai piedi calzava semplici sandali.

Secondo padre Fillion, noto commentatore delle Sacre Scritture, era “dotato di un privilegio unico: quello di essere straordinariamente santo, straordinariamente puro, perché lo Spirito Santo stesso lo aveva formato nel seno della Vergine” (1). Altri scrittori sottolineano come assomigliasse alla sua Madre Immacolata.

Spesso i Vangeli si riferiscono alle sue mani sacre, anche se non le descrivono. Quando Gesù accarezzava i bambini, quando distribuiva il pane… mani che toccavano e curavano, mani che facevano una cordicella per espellere i venditori dal Tempio, che placavano la tempesta, che lavavano i piedi degli apostoli, che sollevavano il calice nell’Ultima Cena. Mani che hanno finito per essere inchiodate alla croce.

Voce con tutti i timbri e le tonalità

Le folle rimanevano ammirate ascoltando le sue parole: “Tutto il popolo pendeva dalle sue parole” (Lc 19, 48), perché “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo” (Gv 7, 46). Quando Pietro voleva dissuaderlo dall’affrontare la Passione replicò: “Lungi da me, Satana!” (Mt 16, 23). Rimproverando l’ipocrisia dei farisei, li definì “razza di vipere” (Mt 12, 34). Le sue parole avevano la forza di esortare, indicando il cammino – “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8, 34) -, e manifestavano il suo dolore come quando disse: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto” (Mt 23, 37). Nell’Orto degli Ulivi, dicendo “Ego sum – Sono io”, fece cadere a terra gli aguzzini (cfr. Gv 18, 4-6). Alla fine, inchiodato alla croce, rispose alla supplica del ladrone: “Oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23, 43). La sua voce aveva tutti i timbri e tutte le tonalità.

Difficile immaginare il suo sguardo e la sua fisionomia

I Vangeli quasi non parlano del suo volto. Sant’Agostino afferma che ignoriamo completamente come fosse. Pur avendo la stupenda reliquia della Sacra Sindone di Torino, nella quale si riflette il volto del Redentore, così come il velo della Veronica, che asciugò il volto divino sulla via del Calvario, ci costa immaginare come fosse esattamente la fisionomia di Gesù.

Circa lo sguardo del Salvatore, gli evangelisti hanno registrato vari episodi. Quando vide Simone per la prima volta, lo guardò “fissando lo sguardo su di lui” (Gv 1, 42). Nel caso del giovane ricco, “fissatolo, lo amò” (Mc 10, 21). Nel discorso della Montagna, “alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: ‘Beati…’” (Lc 6, 20). Guarendo di sabato l’uomo con la mano inaridita, guardò “con indignazione” i farisei, “rattristato per la durezza dei loro cuori” (Mc 3, 5). Quando l’emorroissa toccò l’orlo del suo mantello, Egli “guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo” (Mc 5, 32) e posò su di lei uno sguardo pieno di bontà. I venditori che profanavano il Tempio fuggirono di fronte allo zelo che traboccava dai suoi occhi e dalla sua bocca: “La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!” (Lc 19, 46).

Nei Cieli potremo vederlo faccia a faccia

Erano sguardi di bontà, di misericordia, di tristezza, di dolcezza, ma anche di santa collera. Memorabile fu lo sguardo riservato a San Pietro, che lo aveva appena rinnegato nel cortile della casa di Caifa – uno sguardo che esprimeva parole di perdono e fece uscire da lì il Principe degli Apostoli piangendo amaramente (cfr. Lc 22, 62). Particolarmente sublime fu sicuramente lo scambio di sguardi tra Lui e la sua Santissima Madre sulla via del Calvario.

Su questa Terra non abbiamo la gioia di contemplare un ritratto autentico di Gesù. Solo in Cielo ci sarà dato di vederlo faccia a faccia e di conoscere completamente la sua personalità e i tratti del suo volto sacro, perché né i Vangeli né gli altri libri del Nuovo Testamento né gli scrittori ecclesiastici più antichi – conclude il menzionato Fillion (2) – ci hanno trasmesso notizie certe al riguardo.

 

(1) FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo. Infancia y Bautismo. Madrid: Rialp, 2000, v. I, p. 239.
(2) Idem, p. 254.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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