VATICANO NOTIZIE

Missioni di pace tra Egitto e Colombia, con il sogno del Sud Sudan

Lunedì 13 marzo 2017, Papa Francesco entra nel quinto anno del suo pontificato. In molti commenteranno e proporranno analisi e bilanci di segno opposto sui 48 mesi trascorsi da quando l’arcivescovo di Buenos Aires venne eletto dal conclave e si affacciò vestito di bianco dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro. Un modo per evitare il rischio di cadere nei luoghi comuni e negli slogan può essere quello di guardare al futuro e in particolare ai viaggi.

Nell’intervista con Die Zeit pubblicata lo scorso 9 marzo, il Papa ha parlato esplicitamente dei suoi prossimi viaggi: «Andrò in India, in Bangladesh, sicuro, in Colombia, poi un giorno soltanto in Portogallo, a Fatima, e poi credo che c’è un altro viaggio allo studio, in Egitto». Il viaggio a Fatima, legato al centesimo anniversario delle apparizioni mariane del 1917, ha una data fissa nel 13 maggio, giorno della prima apparizione. Del viaggio in Colombia, previsto dal 6 all’11 settembre, è stata data conferma ufficiale in questi giorni. Francesco ha poi confermato la notizia del viaggio in Egitto, definendolo «allo studio». Un’ipotesi in via di definizione prevede che questa breve trasferta di due giorni possa concretizzarsi presto, già in primavera, prima dell’inizio del Ramadan fissato quest’anno per il 27 maggio, anche se in questo caso Francesco si troverebbe a doversi sobbarcare la fatica di viaggiare per tre fine settimana di seguito, prima a Fatima, poi al Cairo e quindi a Genova. Ancora nulla invece sulla data del viaggio in India, che presumibilmente potrebbe avvenire verso la fine dell’anno: Giovanni Paolo II vi si recò due volte, la prima dal 31 gennaio all’11 febbraio 1986, la seconda dal 5 al 9 ottobre 1999.

Tutto ancora aperto invece per quanto riguarda un altro viaggio annunciato personalmente dal Papa durante la visita alla parrocchia anglicana di Roma, quello in Sud Sudan: «Le Chiese giovani hanno più vitalità – aveva detto – e anche hanno il bisogno di collaborare, un bisogno forte. Per esempio io sto studiando, i miei collaboratori stanno studiando la possibilità di un viaggio in Sud Sudan. Perché? Perché sono venuti i vescovi, l’anglicano, il presbiteriano e il cattolico, tre insieme a dirmi: “Per favore, venga in Sud Sudan, soltanto una giornata, ma non venga solo, venga con Justin Welby”, cioè con l’arcivescovo di Canterbury. Da loro, Chiesa giovane, è venuta questa creatività. E stiamo pensando se si può fare, se la situazione è troppo brutta laggiù… Ma dobbiamo fare perché loro, i tre, insieme vogliono la pace, e loro lavorano insieme per la pace».

La situazione nel Sud Sudan si fa ogni giorno più preoccupante, per il Papa si stava studiando l’ipotesi di una trasferta lampo nel Paese, senza pernottarvi. Un viaggio da aggregare alla visita di un’altra nazione africana. Che a quanto pare non sarà il Congo, dato che Francesco è sembrato escluderlo nell’intervista con Die Zeit accennando a difficoltà che sono insorte. Novembre è stato il mese scelto per il viaggio papale in Africa del 2015 (Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana). Ma è di ieri una notizia del sito anglicanews.org rilanciata dal Sismografo, nella quale si legge che il 30 luglio 2017 il primate Justin Welby – che il Papa desidera avere come compagno di viaggio – sarà in Sudan per inaugurare la nuova Provincia anglicana separata da quella del Sud Sudan, con la quale è stata fino ad oggi unita.

Nelle prossime settimane il quadro delle date sarà più chiaro. Quello che già oggi emerge, come prospettiva per il quinto anno di pontificato, è la volontà di Francesco di esprimere vicinanza a quanti in aree diverse del mondo dove si combatte la «terza guerra mondiale a pezzi» stanno cercando di costruire la pace. Se il progetto «allo studio» sarà confermato come probabile, Francesco entrerà nell’università di Al Azhar, uno dei principali centri d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita. Non sarà il primo Pontefice a farlo, dato che nel febbraio 2000 già Giovanni Paolo II vi venne accolto dal Gran Imam Sayyed Tantawi. Ma a essere cambiata è la situazione del mondo. All’inizio del nuovo millennio, prima degli attacchi dell’11 settembre 2001, si viveva nel clima quasi euforico da «fine della storia» e il tema del terrorismo fondamentalista non aveva la drammatica attualità di questi tempi.

Vicinanza e incoraggiamento al processo di pace in atto, nonostante le difficoltà, Francesco vuole manifestare in Colombia, compiendo una trasferta transoceanica per visitare un solo Paese dell’America Latina, dopo essersi accertato che l’accordo tra il governo e gli ex guerriglieri delle Farc sia una via imboccata senza possibilità di tornare indietro. La Colombia rappresenterà anche la possibilità di celebrare e attualizzare il messaggio che poco meno di cinquant’anni fa, nel 1968, arrivò da Medellin, dalla riunione dell’episcopato latinoamericano alla quale partecipò Paolo VI, autore dell’enciclica «Populorum progressio». Le sue parole sui «popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza» rimangono drammaticamente attuali.

Trasferta lampo, in situazione di emergenza, si può ben definire pure quella in Sud Sudan, se potrà avvenire. Paragonabile sia viaggio in Centrafrica, compiuto nonostante le controindicazioni (a volte interessate) sollevate da qualche importante Cancelleria europea; sia al viaggio di poche ore a Lesbo, compiuto su invito del Patriarca ecumenico Bartolomeo I e dell’arcivescovo ortodosso di Atene Hieronimos, per manifestare solidarietà ai profughi e ai migranti.

L’Africa, l’America Latina, il Sud Est asiatico. Interesse e attenzione per realtà lontane, spesso difficili e in qualche caso in condizioni drammatiche, come nel caso del Sud Sudan. Un interesse e un’attenzione che rientrano nell’alveo dei viaggi apostolici, novità consolidatasi per il papato nell’ultimo mezzo secolo. Con uno sguardo privilegiato per gli ultimi, che Francesco ha ulteriormente accentuato. Per ricordare il quarto anniversario del suo pontificato, invece di guardare a lui, al Papa, polarizzando sulla sua figura ogni attenzione, forse è più utile guardare ai popoli e a alle Chiese che il Vescovo di Roma ha in animo di visitare e di incontrare.

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