L’evoluzione amica del teismo: il caso delle imperfezioni in natura

evoluzione e dioUno degli argomenti più insidiosi per il movimento dell’Intelligent Design (o Disegno intelligente, con la maiuscola) è quello delle imperfezioni in natura, chiamato anche “disteleologia” o, meglio, “argomento del progetto imperfetto”.

Il Disegno Intelligente è sostenuto anche da scienziati di un certo peso, pretende tuttavia di inserire nel dibattito scientifico l’identificazione del Creatore, rintracciato nelle pieghe della biologia. Riteniamo sia un approccio sbagliato, condividendo il giudizio del prof. Fiorenzo Facchini: «quello di disegno è un concetto filosofico, su cui la scienza non può dire nulla. Argomentare dalla sintonia delle forze e del sistema della natura per un disegno superiore è plausibile, ma siamo in un campo filosofico. Introdurre la causalità divina nel corso della evoluzione per realizzare direttamente strutture complesse (come si afferma nell’Intelligent design) non è corretto».

Il paradosso che vorremmo sottolineare è che soltanto l’adesione alla spiegazione evolutiva è in grado di offrire una risposta adeguata a chi utilizza l’argomento del “disegno imperfetto” contro l’esistenza di Dio. Questa tesi, affermata dal neo-darwinismo filosofico, sostiene infatti l’incompatibilità tra una natura creata e ordinata e le tante “imperfezioni” (o “errori”) presenti in essa, ma si tratta di una obiezione filosoficamente debole. Innanzitutto è controverso il significato da attribuire al concetto di “perfezione” e “imperfezione”, già Baruch Spinoza diceva infatti: «Gli uomini sono abituati a chiamare le cose naturali perfette o imperfette più a causa del pregiudizio che secondo una vera conoscenza di esse» (B. Spiniza, Etica, Boolati Boringhieri 1971, p. 212). E’ una mera valutazione personale, oltretutto potenzialmente pericolosa se si pensa all’aberrante concezione della “perfezione della razza”.

Inoltre, quel che è considerato imperfetto o inutile oggi potrà trovare un senso domani, grazie allo sviluppo della conoscenza scientifica. Un esempio recentissimo è quello dell’appendice, fino a ieri ritenuto un organo inutile e un lascito dell’evoluzione dell’uomo. E’ stato invece scoperto che il suo compito è aiutare il sistema immunitario raccogliendo i batteri buoni. Si può rimuovere, certo, indebolendo però le difese immunitarie.

Il secondo errore del neo-darwinismo (ma anche del creazionismo) è non considerare la «possibilità di un progetto modulare o a rete, nel quale è contemplato un ruolo anche per il caso, quindi, è ammessa anche la presenza di imperfezioni», come ha spiegato il filosofo genovese Roberto Timossi. «E’ assolutamente accettabile, infatti, l’esistenza di un disegno preordinato rispetto a un fine nel quale alcune opzioni sono inserite in uno schema aperto e non chiuso o rigidamente predeterminato» (R. Timossi, L’illusione dell’ateismo, San Paolo 2009, p. 362).

Questa è la risposta forte da offrire all’obiezione debole del “disegno imperfetto”. Ma riconoscere il ruolo della casualità nell’evoluzione è troppo faticoso per il creazionista o il sostenitore dell’Intelligent Design. Eppure la natura ha necessariamente una sua storia evolutiva, ha un grado di libertà e indeterminatezza. Per questo l’evoluzione biologica (non l’evoluzionismo che è un’ideologia filosofica sull’evoluzione) può essere considerata un’alleata del teismo, motivo per cui il teologo cattolico John Haught ha parlato di «dono di Darwin alla teologia», mentre Arthur Peacocke, celebre teologo e biochimico anglicano, si è riferito a Darwin come «amico sotto mentite spoglie».

I motivi sono stati sintetizzati dall’evoluzionista cattolico Francisco J. Ayala, docente all’Università della California: «Haught e Peacocke riconoscono l’ironia del fatto che la teoria dell’evoluzione, che dapprima sembrava aver rimosso il bisogno di Dio nel mondo, in realtà ha rimosso in modo convincente la necessità di spiegare le imperfezioni della natura come fallimenti del disegno divino». E ancora: «Un grosso fardello è stato rimosso dalle spalle dei credenti nel momento in cui sono state avanzate prove convincenti del fatto che la struttura degli organismi non deve essere attribuita all’azione diretta del Creatore, ma va piuttosto vista come il prodotto di processi casuali». Attribuire le conformazioni inadeguate (pensiamo alla mascella o allo stretto canale pelvico materno) all’azione diretta del Creatore, «rasenta la bestemmia» (F.J. Ayala, L’evoluzione, Jaca Book 2009, p. 191).

Ovviamente riconoscere questo non significa “allearsi” filosoficamente con il neo-darwinismo. Infatti, se si può concordare con esso su alcuni dettagli, certamente la visione d’insieme del fenomeno evolutivo ci porta su strade completamente differenti. «Pur rispettando quei meccanismi anche in parte casuali decritti sulla base della selezione naturale», ha infatti spiegato il compianto zoologo cattolico Ludovico Galleni, professore presso l’Università di Pisa (deceduto pochi mesi fa), «emergono comunque anche precise linee di sviluppo che mostrano, con gli strumenti di analisi della paleontologia sperimentale, che esiste un meccanismo generale descrivibile come un “muoversi verso”, superando il gioco sconnesso mutazione-selezione» (in Complessità, evoluzione, uomo, Jaca Book 2011, p. 155). Si può argomentare che la direzionalità evolutiva è una firma divina, ma da un punto di vista filosofico. Usando l’analogia del celebre filosofo britannico Richard Swinburne: «L’orologio potrebbe essere stato costruito con l’aiuto di qualche cacciavite cieco (o anche di una macchina cieca per la fabbricazione degli orologi), ma era certamente guidato da un orologiaio che ci vedeva molto bene» (R. Swinburne, Esiste un Dio?, Lateran University Press 2013, p. 72).

La redazione

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